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Jesper Just - Something to Love
2005, Frame da Video
Denmark, Courtesy Galleri Christina Wilson, Copenaghen, Denmark



Descrizione

Still, Video 16mm, 8:10min

 

Risulta difficile inquadrare Jesper Just come video artista. Il suo linguaggio è un flusso di immagini che prende codici da cinema, teatro, letteratura, pittura: al centro, il singolo e la collettività. Just, danese del 1974, in pochi anni ha dato vita a un immaginario di opere simboliche. L’idea è che la conoscenza dell’individuo, ma anche il suo controllo, passi da una prima classificazione formale a una categoria di appartenenza. Ognuno deve obbligatoriamente far parte di un gruppo, ne deve condividere le caratteristiche: in questo modo le differenze vengono uniformate e la massa diventa esecutore delle forme imposte. Ogni lavoro è costruito come un film o cortometraggio: con una sceneggiatura accurata, una fotografia ricercata, un cast formato da attori. La composizione dell’immagine e la narrazione si nutrono di citazioni colte, con lunghi dialoghi e quadri pittorici. Per parlare della società, Just si concentra sulla dimensione maschile, mettendo a nudo dinamiche, strutturazioni, stereotipi e oppressioni ideologiche, in cui si rispecchiano modalità comuni a tutti i gruppi umani. Interpreta melodrammi dal sapore surrealista. Gli stereotipi maschili vengono presentati per essere distrutti con l’ironia e il non sense più feroce, spesso con risvolti narrativi che spiazzano: l’obiettivo è mostrare come la psicologia maschile sia lontana dai clichè più comunemente diffusi, sostenuti da media e società, ma anche da coloro che ne sono rinchiusi e oppressi, cioè gli uomini stessi.


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